Metodologia

Come misuriamo — tutto, compresi i limiti

Questa pagina è il nostro contratto di misura. Ogni regola qui descritta è implementata nel monitor ed è verificabile dai numeri che ti mostriamo. Se una cosa non si può misurare onestamente, non la vendiamo.

1. Il caveat centrale, per primo

La risposta che misuriamo via API non è identica a quella che vede un utente loggato. ChatGPT e gli altri assistenti personalizzano in base a memoria, cronologia e contesto, e gli stack di retrieval possono differire. Per questo CrescoPlay non promette lo "share of voice assoluto": misura il trend nel tempo e il confronto competitivo a parità di condizioni. È la misura utile per decidere — e l'unica che si possa fare con onestà.

Lo scan gratuito è una fotografia indicativa: fa fede il monitor, che ripete la misura ogni settimana nelle stesse condizioni.

2. Come interroghiamo i motori

3. Come leggiamo le risposte

4. Motori e cadenze, col perché

In Italia il mercato degli assistenti AI è, alla fotografia di luglio 2026: ChatGPT ~84%, Copilot ~8,5%, Perplexity ~4,2%, Gemini ~2% (quote riviste trimestralmente). Il prodotto è quindi ChatGPT-first: misurato ogni settimana. Claude è un motore di controllo, misurato ogni due settimane; Gemini, con il ~2% del mercato ed essendo il più caro da interrogare, una volta al mese. Cadenza proporzionata alla quota, che tiene anche i costi (e quindi i prezzi) onesti. Non vendiamo "3 motori" come se pesassero uguale.

Lo stesso principio vale per le domande, e qui dichiariamo un limite preciso. Le domande a intento commerciale — chi le fa sta per scegliere o comprare — le misuriamo su tutti e tre i motori, due volte. Quelle a intento informativo — chi le fa sta capendo — le misuriamo solo su ChatGPT, una volta.

Cosa significa in pratica: su quelle domande non c'è una maggioranza, c'è una singola osservazione. La tabella per-domanda lo mostra come frazione ("1/1"), e il confronto fra due settimane su quelle righe è più fragile che sulle altre. In cambio, con lo stesso budget, il monitor copre quasi il doppio delle domande — e l'intento lo decide un classificatore deterministico e ispezionabile (vedi l'etichetta accanto a ogni domanda in dashboard), non una nostra scelta caso per caso.

Dal listino di agosto 2026 c'è un secondo limite dichiarato, per piano: un numero massimo di domande misurate su tutti e tre i motori («fino a N su 3 motori», pubblicato accanto a ogni prezzo). Fra le domande che andrebbero su tutti i motori — commerciali, di brand, sui concorrenti, o non classificabili — le prime N nell'ordine dell'elenco girano complete; le eccedenti restano misurate, ma sul solo ChatGPT, una volta, e la dashboard le marca una per una. L'ordine è quello dell'elenco del cliente, applicato deterministicamente: mai una nostra scelta caso per caso.

Copilot non ha un'API diretta equivalente: si vince via Bing, che copriamo nel Surface Audit. Perplexity è in roadmap come quarto motore. Entrambi con criteri di attivazione dichiarati nella roadmap pubblica.

Da dove arriva la risposta: cercata o ricordata. I motori non cercano sempre. A volte rispondono con quello che hanno imparato in addestramento, senza interrogare il web — e la differenza cambia il significato del numero. Una risposta a memoria è vera: un utente la vedrebbe uguale. Ma misura ciò che il modello ha memorizzato mesi fa, non la tua visibilità di questa settimana, e non si muove se oggi ti fai citare da una fonte nuova.

Per questo ogni motore, in dashboard, dichiara quante delle sue risposte hanno davvero cercato. Non è un dettaglio tecnico: le azioni che ti suggeriamo agiscono soprattutto sui motori che cercano, e prometterti il contrario sarebbe venderti un effetto che non possiamo produrre.

Quanto succede davvero: in una nostra prova di calibrazione — 60 chiamate sulle domande reali di un cliente, non sul suo monitor — Gemini ha risposto 17 volte su 20 senza cercare, mentre ChatGPT e Claude hanno cercato ogni volta. È una misura nostra su un solo set di domande, non una legge: per questo il numero che conta è quello del tuo monitor, dichiarato accanto a ogni motore in dashboard.

5. La risposta AI di Google, misurata a parte

Oltre ai tre assistenti misuriamo l'AI Overview di Google: il riquadro che compare sopra i risultati e che risponde senza che tu debba aprire un sito. È la superficie che più persone incontrano ogni giorno, e quindi la misuriamo — ma in un blocco separato, mai mescolata con gli altri motori.

Perché separata, e perché non facciamo la media. Sui tre assistenti «presenza» significa che il tuo brand è nominato nel testo della risposta. Nell'AI Overview significa che il tuo dominio è fra le fonti citate: il nome scritto senza link non lo contiamo, perché un nome può essere omonimo di altro. Sono due unità di misura diverse. Mediarle non darebbe un numero meno preciso — darebbe un numero che non significa niente. Per questo vivono in due posti distinti anche nel nostro database: così nessuno può mescolarle per distrazione, nemmeno noi.

Due tassi, con due denominatori dichiarati. Il primo dice su quante delle tue domande Google mostra il riquadro; il secondo, fra i riquadri che siamo riusciti a leggere, in quanti il tuo dominio è fonte. Se Google non genera nessun riquadro, il secondo tasso è vuoto, non 0%: «0% di citazione» direbbe che ti mostrano e non ti citano, che è un'altra cosa. E se il riquadro c'è ma Google ne carica il contenuto dopo, lo diciamo — sappiamo che esiste, non chi cita.

Cosa lasciamo fuori, e perché lo scriviamo. Misuriamo su Google mobile in Italia (su desktop il riquadro compare molto meno) e solo sulle domande in forma di domanda: sulle parole chiave secche il riquadro quasi non appare, e contarle come assenze avrebbe misurato la nostra formulazione invece del comportamento di Google. Quante domande restano fuori te lo diciamo in dashboard. Se in una settimana non riusciamo a interrogare la superficie, quella settimana risulta non misurata, con il motivo — mai uno zero.

6. Alert: la regola anti-rumore

Ti scriviamo solo quando cambia qualcosa — e solo quando il cambiamento è reale:

7. Come emettiamo un verdetto sulle mosse

Quando dichiari di aver fatto una mossa, apriamo un esperimento: il punto di partenza era stato congelato al momento del consiglio (mai ricostruito dopo), e per le 4 settimane successive osserviamo la domanda bersaglio. Alla chiusura emettiamo uno di quattro esiti: migliorato, peggiorato, non distinguibile dal rumore o non misurabile. Gli ultimi due sono diversi, e la differenza è sostanza: «non distinguibile» significa che abbiamo guardato con risoluzione sufficiente e il movimento non supera il rumore — è un esito vero, consegnato a testa alta; «non misurabile» significa che non abbiamo potuto guardare abbastanza, e te lo diciamo invece di inventare.

I limiti che dichiariamo (e perché):

Nelle statistiche aggregate sull'efficacia delle mosse (quando le pubblicheremo) entrano solo gli esperimenti più puliti: dichiarazione registrata entro 14 giorni dalla data dichiarata, al massimo 56 giorni fra consiglio e dichiarazione, e nessuna riscrittura della data. Gli esperimenti chiusi d'ufficio senza dichiarazione non entrano. Il tuo esperimento resta tuo e lo vedi comunque, col suo verdetto: queste soglie decidono solo cosa entra nella media.

8. Cosa NON promettiamo

9. Build in public

Roadmap e registro dello strumento sono pubblici: lì scriviamo, con la data, ogni cambio di regola di misura e ogni errore corretto. I report generati automaticamente sono marcati come tali (AI Act, art. 50).

Se questa pagina ti sembra insolitamente onesta, è il punto.

La misura della visibilità AI è giovane e piena di scorciatoie. Noi preferiamo dirti cosa possiamo misurare davvero — e fartelo verificare. Parti dallo scan gratuito.